I RACCONTI DI MALIA

La notte risplendeva silenziosa sopra i monti ricoperti di foreste. La luna era bassa sugli alberi e i crepacci, lupi ululavano nel profondo della tenebra.
La diligenza rallentò.
“Siamo a Grottapuledro! Ci fermiamo per la notte!” gridò il conducente.
Grottapuledro. Un villaggio un tempo misero e che prima aveva un nome diverso, ormai dimenticato. Fino a che due ragazzi non avevano avvistato un bianco puledro impennarsi sulla soglia di una grotta, e poi precipitarsi all’interno. I ragazzi erano entrati sperando di catturarlo, ma l’animale era sparito. Al suo posto trovarono ciò che sarebbe diventato la fortuna di quel postaccio: smeraldi. Almeno, così recitava la leggenda locale, che Mario aveva sentito raccontare una sera in un’osteria di Selenia. A tarda notte, con un paio di bottiglie ormai vuote davanti. Comunque fosse andata, da allora il villaggio era cresciuto e i suoi abitanti avevano trascurato l’agricoltura per diventare minatori.
Il paese era ammassato sul fondo della valle, a lato del fiumiciattolo in cui a poco a poco il Saggiorivo si era trasformato. Una luce eterea si diffondeva sulla strada e tra le ombre delle case di legno. Solo i due ormai assonnati mercanti e il servo erano rimasti a bordo, oltre a Mario. Dopo i passeggeri scesero anche il conducente e il postiglione. Mario si rese conto di essere l’unico forestiero, e mentre il terzetto dei suoi compagni di viaggio si avviava verso casa lui rimase lì, vicino al carro con lo zaino in mano, senza sapere bene cosa fare di se stesso. Il conducente gli si avvicinò:

 

“C’è una piccola locanda che deve essere ancora aperta, amico. E’ da quella parte.”
Mario lo ringraziò e si allontanò.
Alla scarsa luce della luna che giocava a nascondersi fra i tetti il vicolo pareva stretto e ostile, minaccioso.
Un ululato e un rumore alle spalle. Mario rabbrividì e si girò, tentando di penetrare con lo sguardo la fitta oscurità. Niente. Si strinse nelle spalle, portò la mano all’impugnatura della spada e proseguì. Ecco l’insegna della locanda e le finestre ancora illuminate. Sbirciò dentro. Solo pochi clienti mezzo ubriachi e mezzo addormentati, l’oste e l’ostessa che contavano i soldi.
Entrò con un cenno di saluto ai proprietari, scelse un tavolo libero e vi si sedette, buttandosi ai piedi lo zaino. Finalmente, dopo tutto il giorno, poteva allungare le gambe doloranti. Le stirò con voluttà, lasciandosi scaldare dal camino ancora non del tutto spento.
L’ostessa venne a informarlo che da mangiare, a quell’ora, era rimasto solo del minestrone di verdure.
“Va bene, e un bicchiere di vino rosso. Una camera per la notte ce l’avete?”
“Sì, certo.”
Appena la donna si allontanò Mario sentì una lama fredda sfiorargli la gola, e un brivido di terrore corrergli lungo la schiena.
“Ma che…”
Roteò gli occhi tentando di vedere chi lo minacciava in quel modo, mentre una goccia di sudore freddo gli correva sul lato della fronte.
“Fermo, non ti voltare.” intimò una voce dura alle sue spalle.
Poi la lama scomparve, e sonore risate risuonarono nella sala.
Mario, rosso per la vergogna, balzò in piedi si girò mettendo mano alla spada.
L’uomo alzò le braccia, aveva ancora in mano un lungo coltello e una specie di sorriso sul volto.
“Non farlo se non vuoi farti male, ragazzo! Era solo uno scherzo.”
Era un tipo massiccio, di mezza età, col volto segnato mezzo nascosto da una pesante cappa scolorita. Alle sue spalle c’erano due tipacci che chiunque avrebbe potuto qualificare come dei bravi.
L’uomo rinfoderò il coltello e porse la destra al giovane.
“Valerio Bruni, mercante.”
“Mario Boschi, avventuriero.”
“Ma non farmi ridere, ragazzo! Non basta tutto quell’armamentario per fare un avventuriero. Io ti ho avvertito in modo amichevole ma magari un altro lo avrebbe usato, quel coltello. Se giri il mondo così come un allocco non durerai a lungo, ragazzo.”
“Andiamo bene… se solleticare la gola di uno con il filo di una lama è un avvertimento amichevole meglio non pensare a cosa possa essere un avvertimento più serio!” pensò Mario.
“Ma cosa ho fatto di male?”
Il mercante sogghignò, subito imitato dai suoi sgherri.
“Ti sei seduto male. Siediti sempre con le spalle al muro, dovunque tu sia, e soprattutto se sei da solo. Altrimenti qualunque idiota potrà farti fuori senza alcuna fatica. Puoi venire a unirti a noi al nostro tavolo, se vuoi, oppure trovarne un altro vicino al muro. E non ti mettere con le spalle a una finestra, sennò è uguale o peggio.”
Mario esitò un attimo lì in piedi, immobile, con un gusto amaro in gola. Che figura essere stato colto in fallo come un bambino… scottava, altroché. Bene, almeno non si sarebbe più sbagliato. Si scosse, raccolse il suo zaino e andò a sedersi vicino a Valerio, con le spalle ben aderenti al muro e le guance arrossite.
“Ora non esagerare!” rise Valerio “Dove sei diretto?”
“Non so, pensavo di attraversare le montagne verso Poggiomerlato.”
“La conosci bene, questa zona?”
“No, mai stato.”
“Allora puoi venire con me, io l’attraverso spesso e una lama in più mi potrebbe far comodo, almeno fino a Poggiomerlato. Vendo merce oltre i monti. Potrei perfino allungarti qualche moneta per il disturbo. Un paio di ragazzi mi hanno mollato e questi due sono un po’ pochi.”
“Smeraldi?”
“Ssst! Abbassa la voce, fesso! Sì, smeraldi, ma non ti far venire strane idee in testa.”
A quelle parole i due figuri si guardarono intorno, anche se non c’era più nessun altro nella sala. Era il loro mestiere, dopotutto.
“Non ci penso neanche!” protestò Mario con espressione di scandalizzata innocenza.
“Ti sembra tanto strano farci un pensierino? Cavami una curiosità, ragazzo: sei scappato di casa?”
Mario gli lanciò un’occhiata accigliata.
“Be’, non proprio, no!”
“Ho capito, non vuoi parlare del tuo tormentato passato. Lasciamo perdere. Ma guarda, sta arrivando la tua cena. Noi invece ce ne andiamo a dormire. Domani sveglia all’alba, partiamo subito. D’accordo?”
“E la paga?”
Il mercante sbuffò.
“Sei alle prime armi…. a proposito di armi: le sai usare, quelle?”
“Certo, sennò cosa me le porterei dietro a fare? So tirare di spada e usare l’arco.”
“Mmmf. Vabbè. Facciamo vitto, alloggio, e una moneta d’oro al giorno. Ti sta bene?”
Mario finse di pensarci.
“Per questa volta…”
“D’accordo, allora.”
Si strinsero la mano. Quella di Valerio era dura e callosa. Ben più di quella dell’avventuriero.
Appena i tre furono scomparsi oltre la soglia Mario si chinò sul suo minestrone e lo mandò giù in fretta a gran cucchiaiate. Aveva una fame da lupo. Poi rimase a guardare il fuoco moribondo sorseggiando il vino rosso. Quando si decise a chiedere della sua camera l’oste gli indicò la via: oltre un cortiletto interno con al centro una fontanella. Mentre l’attraversava la luna gli sorrise ancora come una sfinge imperscrutabile, giocando con lo scroscio d’acqua. Si fermò un attimo a respirare l’aria della notte densa di freddi spettri, domandandosi che cosa lo aspettasse all’indomani con quei tre figuri. La camera era modesta, ma linda. Gettò in un angolo lo zaino, si slacciò la cintura con la spada poggiandola con delicatezza, lanciò in aria gli stivali, poi s’infilò nel letto bianco. Profumava di acqua montana e rozzo sapone. Mario incrociò le braccia sotto la testa e fissò il soffitto buio con soddisfazione. Che magra figura aveva fatto. Ma dopotutto era agli inizi.
“Bene, Mario, qui comincia il tuo apprendistato di avventuriero. Il primo viaggio come mercenario… bravaccio… scorta. O come diamine si dice, fa lo stesso.”
Non vedeva l’ora che giungesse l’alba.
Il rimpianto per quel che aveva lasciato era solo una punta di amarezza nel retrobottega della sua mente.

 

Nota al racconto: il nostro giovane eroe ancora non ha né le malizie né l’aspetto del veterano. Eppure nonostante ciò (e nonostante a causa di ciò lo abbiano canzonato per bene) ha trovato il suo primo ingaggio come uomo d’arme. Imbarazzo ed entusiasmo si alternano nella prima serata dopo essersi chiuso alle spalle la porta ed essersi messo in viaggio. Ma a volte le cose non sono come sembrano e, come diceva qualcuno, una volta lasciata la sicurezza di casa non si sa mai dove puoi finito spazzato via. Può anche capitare di dover maledire quella che a prima vista pareva una fortuna o (più raramente) il contrario.

 

Continua qui:

LA VIA DI MARIO L’AVVENTURIERO

 

 

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