Per la Corona d'Acciaio - Per la Corona d'Acciaio
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PER LA CORONA D’ACCIAIO: NUOVA EDIZIONE CON NOCTURNA GDS

agosto 26, 2024 by Marco Rubboli Nessun commento
Eccovi in tutto il suo splendore la copertina della nuova edizione di “Per la Corona d’Acciaio”!
Dietro alla copertina troverete azione, combattimenti, politica medievale, amore, corruzione, intrighi, omicidi, scelte e Destino, ambizione e dedizione, Virtù e Fortuna!
Opera di Francesca Frisinelli, la copertina contiene molti simboli araldici in relazione alla storia, ma anche significati reconditi e anticipazioni di ciò che troverete nel romanzo. Nei prossimi giorni avremo modo di parlare di questo e di molto altro ancora, approfondendo il mondo di Malia e le sue vicende (senza però ovviamente fare spoiler al lettore).
Il libro contiene le mappe di Matilde Viggiani Maht Hild, i piatti medievali di Luca Cesari, una citazione della Alchemist Ale di Lorenzo Rocca e parecchia scherma storica come si pratica nella Sala d’arme Achille Marozzo e in particolare nella Sala d’Arme Achille Marozzo – Romagna.
Sono creatori e artefici del mondo di Malia, oltre al sottoscritto, anche: Alfonso Zarbo, Caterina Franciosi – Pagina autrice, Jari Lanzoni.
Già da oggi trovate disponibile la versione digitale, prestissimo anche quella cartacea.
Preghiamo tutti di diffondere e condividere, perché il mondo di Malia, l’Italia alternativa della nostra saga, si espanda sempre di più.
Sangue scorrerà, lame verranno sguainate, trame verranno intessute, pugnali, dardi e veleno verranno preparati in segreto nella notte: la caccia alla Corona d’Acciaio è aperta!
Lo trovate su Amazon
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CONTRO DUE IMPERI – PER LA CORONA D’ACCIAIO II

agosto 26, 2024 by Marco Rubboli Nessun commento

 

Il secondo romanzo della trilogia della guerra civile di Malia: “Contro due Imperi”. Anche in questo, come la nuova versione di “Per la Corona d’Acciaio”, la copertina è sempre opera di Francesca Frisinelli, e vi si trova il Lupo dei Maravoy costretto ad affrontare un’Aquila e un Serpente, simboli dei due Imperi contro cui la Reggenza dovrà lottare, su due fronti e con mezzi molto diversi, per mantenere la libertà di Malia. In “Contro due Imperi”, infatti, la compagnia di Rinaldo Tagliaferro avrà l’arduo compito di spiare e controllare lo spregiudicato e spietato nuovo Imperatore Dosthan, cercando di evitare o almeno rallentare la sua calata nella penisola, mentre a Malia le forze della Reggenza dovranno dividersi per riuscire a fronteggiare l’assalto dell’Impero Sarras e della Coalizione di Cinquecolli.

Anche questo libro contiene le mappe di Matilde Viggiani Maht Hild, e parecchia scherma storica come si pratica nella Sala d’arme Achille Marozzo e in particolare nella Sala d’Arme Achille Marozzo – Romagna.
Sono creatori e artefici del mondo di Malia, oltre al sottoscritto, anche: Alfonso Zarbo, Caterina Franciosi – Pagina autrice, Jari Lanzoni.

 

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IL SENTIERO DEL LUPO – PER LA CORONA D’ACCIAIO III

dicembre 24, 2024 by Marco Rubboli Nessun commento

“Mentre l’Impero Dosthan si riprende dopo la ribellione di Korburg, la Grande Pianura è devastata dagli eserciti degli invasori Sarras e dalla Coalizione di Cinquecolli, che scatenano i peggiori orrori schiavizzando gli abitanti pur di realizzare un ambizioso progetto segreto. Alesia è sotto assedio, impotente e in procinto di cadere. Agli occhi di un semplice soldato di Cinquecolli la realtà può rivelarsi molto diversa da quella che aveva sempre creduto, ma né la pietà né il furore possono fermare il massacro. I cittadini di Malia hanno una sola, ultima speranza: il ritorno di Vindice Maravoy con un’armata abbastanza potente da porre fine alla guerra civile e unire il Paese, in tempo per evitare che l’Imperatore Sigurd approfitti della situazione per scatenare un’invasione da Nord. Ma il Lupo – prima di poter sfidare il Serpente e il Grifone per la Corona d’Acciaio – dovrà vedersela con il Lupo stesso, nel cuore più oscuro e profondo delle foreste ancestrali della Penisola.”

Ecco a voi il terzo volume, l’ultimo romanzo della trilogia della guerra civile di Malia!

La guerra civile che ha sconvolto la penisola giunge finalmente al termine, con lo scontro finale tra le forze della Reggenza e quelle della Coalizione di Cinquecolli sostenute dagli invasori dell’Impero Sarras.

La lotta sarà più che mai senza esclusione di colpi, l’esito gravido di conseguenze impreviste, il prezzo da pagare alto e amaro.

Venite con noi in questo terzo lungo viaggio nel mondo di Malia, fra mercenari idealisti, nobili spietati, invasori crudeli e spaesati, assassine dubbiose, battaglie feroci e intrighi micidiali.

L’acciaio, l’oro e il senno porteranno una delle fazioni alla vittoria, ma come sempre nelle vicende umane ogni conclusione conduce a un nuovo inizio, ogni guerra alla pace, ogni pace alla guerra.

 

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Viaggio nel mondo di “Per la Corona d’Acciaio”

settembre 3, 2024 by Marco Rubboli Nessun commento

 

Cliccando qui vedi il Video

 

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Tutti i libri dell’autore: romanzi, racconti, scherma storica e non solo

maggio 10, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

Marco Rubboli si dedica da decenni alle arti

marziali storiche europee: scherma storica

medievale e rinascimentale, pugilato greco,

pancrazio, gladiatura, scherma di navaja

spagnola, stage combat (che insegna presso

l’Università privata bolognese “Bernstein

School of Musical Theater”).

Maestro di scherma storica e artistica al

massimo livello con al suo attivo numerosi

titoli agonistici nazionali, ha fondato la più

grande realtà europea del settore, la Sala

d’Arme A. Marozzo, e collabora stabilmente

con l’Accademia Nazionale di Scherma,

con numerose pubblicazioni in materia

sia per ANS che per Il Cerchio. In ambito

narrativo ha pubblicato per Watson

“Per la Corona d’Acciaio”, riedito poi per

Nocturna (GDS) con il seguito

“Contro Due Imperi” e il volume

conclusivo della trilogia

“Il sentiero del Lupo”, per Accademia

Nazionale di Scherma “Gli ultimi

eroi dell’arena”, per Delos Digital nella

collana HFI “Ombre sulla Dacia”,

“Il contagio di Meung” e

“L’inferno sotto Parigi”, nella collana

History Crime “La danza pietrificata”,

nella collana Innsmouth “La Signora

delle caverne”, nella collana

La Via della Seta “Seta macchiata

di sangue” e “L’ultima guerra

di Dama Tai-Pan”, oltre a numerosi

racconti in varie antologie Watson,

Plesio, Sensoinverso, Dimensione

Cosmica e su Book Magazine e

Hyperborea.live.

 

LA SAGA DELLA CORONA D’ACCIAIO

“PER LA CORONA D’ACCIAIO”

“Vindice Maravoy era destinato a diventare un

fiero Conte del regno di Gallesse. Era destinato

a ereditare il segreto millenario custodito dalla

sua casata sotto le mura di Castelbrun. Non avrà

niente. I Maravoy hanno tentato di ribellarsi al

potente impero Dosthan e hanno fallito, perdendo

tutto: non hanno più terre, non hanno più un titolo.

Ora Vindice è in esilio a Malia, e milita come

mercenario nella compagnia del padre. Vindice

ama Malia, una terra antica e  bellissima, erede

della più grande civiltà che il mondo abbia conosciuto,

ma la penisola adesso è divisa e dilaniata da guerre

intestine, oppressa da una monarchia debole e corrotta.

Una nuova invasione da parte dello stesso impero

che gli ha portato via tutto incombe dal Nord. E il Re

che cosa fa? Muove guerra alla fedele Casa di

Gransequoia, a guardia dei passi che si affacciano

proprio sull’impero Dosthan. Tiberio IV è infatti

innamorato del primogenito di quella casata,

Traiano di Gransequoia, e vuole catturarlo. Il crollo

di Malia sembra inevitabile. Ma Vindice è pronto a

tutto per evitare che la sua patria di adozione

venga conquistata. Perfino a mettere da parte

i valori che gli sono stati insegnati.”

https://www.amazon.it/Corona-dAcciaio-Marco-Rubboli-ebook/dp/B07KDZYTVX/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=1N8ZXHMGJSO0W&dib=eyJ2IjoiMSJ9.E-VJI96N8o73ZD73K437hmZdVGQVqlhcgNCuozXtwizGjHj071QN20LucGBJIEps.s4OfAGwzpntkV0gKbOZ87p2EQsJBW1bmej97Htd9zh4&dib_tag=se&keywords=per+la+corona+d%27acciaio&qid=1709742183&s=digital-text&sprefix=per+la+corona+d%27acciaio%2Cdigital-text%2C104&sr=1-1

La versione inglese: “For the Crown of Steel”!

 

 

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Le lingue del mondo di Malia

settembre 3, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

Al momento di iniziare a scrivere la saga di Malia mi era chiaro che la lingua della “penisola più o meno a forma di stivale” sarebbe stato l’italiano. Quindi prima di tutto il Maliano, ovvero l’italiano. Ma quale italiano? Una lingua arcaica e ricercata o che scimmiottasse l’italiano fra Quattrocento e Cinquecento poteva anche essere nelle mie corde, ma non poteva essere adatto. In fondo la mia chimera fin dall’inizio era il tentativo di dare al nostro paese una moderna epica fantastica. Moderna quindi. Ma epica. Perciò non andava bene né una lingua artificiosamente troppo  antica e “alta” (che fra l’altro avrebbe allontanato molti – troppi – lettori), né uno “slang” eccessivamente giovanile, popolaresco, sgrammaticato, o ancora peggio colmo di parolacce gratuite. Tanto più che molti personaggi sono nobili, gentiluomini, alti funzionari o grandi mercanti. Ho optato quindi per un italiano piuttosto standard, ma senza privarmi del tutto di qualche sporadico eccesso lirico. Solo ogni tanto, con misura, come saggezza impone anche nella dieta. Naturalmente i nobili usano un linguaggio mediamente più alto mentre i personaggi appartenenti al popolo non sono esattamente al loro livello e ogni tanto imprecano in modo un po’ più escatologico (ma in situazione critica una qualche nefandezza verbale può scappare anche ai più eroici cavalieri… siamo tutti umani in fin dei conti.). I Maliani però – come diceva un nostro comico – sotto qualche aspetto possono anche non essere considerati “civili”, almeno in termini moderni, ma di sicuro sono un popolo “educato”, e quasi ognuno di loro ha avuto una mamma pronta a mollargli uno sculaccione alla bisogna. Pertanto, solitamente anche i popolani si sforzano di parlare il più possibile “da persone per bene” ed evitano un uso eccessivo di “brutte parole”. E, si noterà, questo vale più per i contadini che per la gente di città di bassa classe sociale.
Ancora peggio dei peggiori bravacci, in questo campo, e fonte della maggior parte dei termini inappropriati a una civile conversazione nel romanzo, è l’assassina Luce Selenides, la quale non si fa scrupolo di usare le parolacce più pepate e di scandalizzare le mamme altrui, non avendo più la propria e avendola anzi odiata cordialmente. In un mondo in cui ciò  in linea di massima “non si fa”, questa giovane criminale ci tiene a contravvenire alle regole anche in campo verbale e a urtare le orecchie degli altri nonché le proprie, o per meglio dire quelle dell’altra Luce che è in lei, la nobildonna.
Non mi dilungherò oltre sulla lingua italiana, e veniamo invece alle altre lingue.

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Armi e Scherma

maggio 1, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

PRINCIPALI ARMI E TERMINI DELLA SCHERMA ANTICA PRESENTI NEL ROMANZO
Per mettere i lettori nella condizione di comprendere alcuni dei termini utilizzati nei combattimenti della saga, mi è sembrato utile riportare definizioni e concetti attinenti alle armi utilizzate a e alla scherma praticata a Malia, non a caso simili a quanto in uso in Italia e in Europa tra XV e XVI secolo.
La maggior parte delle immagini qui utilizzate provengono da antichi trattati di scherma italiani.

ARMI

LA SPADA

 

LA SPADA A DUE MANI

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“PER LA CORONA D’ACCIAIO” E “LA COMPAGNIA DELL’ANELLO”

settembre 13, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

In occasione della recente “pre-presentazione” del romanzo nella convention “Sentieri Tolkieniani”, ho avuto occasione di riflettere sulla relazione tra l’opera del grande Tolkien e la saga iniziata dal sottoscritto, e più in particolare fra “Per la Corona d’Acciaio” e “La Compagnia dell’Anello”.


Non mi si tacci per questo di arroganza nel paragonare la mia opera a quella del Professore di Oxford, quel che desidero è semplicemente ringraziare per qualche mio debito e far notare alcune somiglianze e differenze.

A parte il fatto ovvio che entrambi rappresentano l’apertura di saghe più ampie, il lettore potrebbe pensare che siano molto, molto lontani.

In “Per la Corona d’Acciaio” non troverete elfi, nani, orchi, magie: l’ambientazione è molto simile a un’Italia del “MilleQuattro, quasi MilleCinque”.

Quindi un “tempo storico” realistico, anche se alternativo al nostro, lontano da quel “tempo del mito” a cui Tolkien si rifà, pur nella precisione e profondità della sua “creazione secondaria”.

In “Per la Corona d’Acciaio” ci sono dei nani, a dire la verità, ma non hanno né asce né lunghe barbe: sono quei nani di corte di cui pare che anche i veri signori europei dei secoli fra Basso Medioevo e Rinascimento non potessero fare a meno. La magia: a meno che non vogliate considerare magia l’abilità di Vindice nel muoversi nel buio, non ne troverete traccia. Certo, ci sono a volte dei sogni “particolari” ma è difficile dire da dove vengano i sogni: se dalla porta di marmo o da quella di avorio… o dalla mente stessa di chi li sogna.

Quanto agli elfi, sappiate che esistono sul lato Nord dei Monti Bianchi alcuni picchi rocciosi che in lingua Dosthan sono chiamati “Elvengipfelen”, le “Vette degli Elfi”, e questo è tutto.

Per ciò che riguarda gli Orchi, lo stesso Tolkien asseriva che in tutti gli esseri umani c’è sempre una componente orchesca, e in alcuni più che in altri. Temo che più volte si assisterà in “Per la Corona d’Acciaio” al manifestarsi di queste pulsioni orchesche coi loro orribili effetti, e ciò avverrà non solo e non sempre fra le forze degli antagonisti.

Per il resto, quel che si vedrà in questa storia sono uomini che si affrontano con lame, intrighi e veleni, oppure che trovano difficili compromessi per collaborare in vista di un obiettivo comune… ma, un momento: quest’ultima frase non ricorda un po’ il Concilio di Elrond?

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“PER LA CORONA D’ACCIAIO” E “SULLE SCOGLIERE DI MARMO”

dicembre 3, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

Il famoso romanzo breve di Ernst Junger “Sulle scogliere di marmo” si svolge in un paese immaginario sito nel centro di un continente che ricorda l’Europa. Le scogliere di marmo che danno il titolo all’opera si affacciano su un mare freddo e tempestoso a Nord del paese, che è uscito pochi anni prima da una grande guerra contro i suoi potenti vicini e rivali dell’Ovest. Non è difficile capire quanto tale paese “immaginario” abbia a che fare con la Germania, la patria di Junger. E in particolare con la Germania fra le due guerre.

Un sinistro personaggio, il Forestaro, spadroneggia su una vasta zona boschiva a Est e suscita segretamente dei disordini servendosi di bande prezzolate, al fine di impadronirsi del potere e stabilire una dittatura. Il protagonista, che appartiene a un misterioso e colto ordine cavalleresco, dapprima osserva con preoccupazione gli eventi e alla fine giunge perfino a prendere le armi contro l’aspirante tiranno, in una lunga notte di sangue e scontri. Userà il fucile da caccia per scontrarsi con le bande di facinorosi e i loro mastini, disdegnando di usare contro di loro la spada che lo ha servito in battaglia anni prima contro i “nobili cavalieri dell’Ovest”.

Non dirò qui come la vicenda termina, ma svelerò solo (a chi non ha avuto ancora la fortuna di leggere il romanzo) che non si avrà né un lieto fine né un’apocalisse totale, ma si rimane alla fine con in bocca un sapore dolce-amaro e con la premonizione che la vicenda non sia finita.

Il Forestaro può avere il volto di Hitler come di Stalin (i due che furono tirati in ballo allora), o di qualunque altro personaggio che aspiri alla dittatura e agisca nell’ombra per creare le condizioni utili ai suoi scopi. In qualunque epoca e luogo. Si noti però che il romanzo uscì nel periodo in cui era al potere il regime nazista e se Junger non fosse stato un noto eroe di guerra avrebbe potuto avere seri problemi (in seguito, durante la seconda guerra mondiale, il generale Ernst Junger rischiò la vita “scordandosi” di far esplodere i monumenti di Parigi che erano stati minati, prima della ritirata, e partecipò poi alla congiura di Rommel).

Naturalmente questo articoletto non può aspirare a costituire una disamina né tanto meno una critica di una novella complessa e importante come “Sulle scogliere di marmo”, e ancora meno dell’opera di Ernst Junger in generale. Mi propongo solamente di omaggiare il romanzo e lo scrittore e chiarire la loro influenza sul mio romanzo.

Junger non è stato certo il primo che ha collocato una vicenda in parte immaginaria (ma realistica) in un luogo immaginario (ma realistico) per poter dire cose importanti sul potere, sulla politica, sul destino e le caratteristiche di un popolo e sugli esseri umani in generale. Altri scrittori “non di genere” lo hanno seguito su questa linea, cito qui solo “La riva delle Sirti” di Julien Gracq, per nominare uno scrittore che apprezzava Junger pur essendone politicamente distante (il primo era un conservatore, il secondo militava a sinistra), o ancora si potrebbe citare “Il deserto dei tartari” del “nostro” Dino Buzzati o “Aspettando i barbari” di J. M. Coetzee.

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“PER LA CORONA D’ACCIAIO”: UN ROMANZO STORICO?

maggio 2, 2020 by Marco Rubboli Nessun commento

 

Ringrazio di cuore un lettore che ha recensito il mio romanzo, manifestando una certa delusione per la mancanza di magia, e per una scarsità di azione nei capitoli centrali. Se si aspettava, come pare, un tipico romanzo “di genere” tutto e solo azione, fantasia e magia, questo lettore non ha trovato ovviamente quel che cercava. Intendiamoci, io adoro l’azione, ma essa non è il “cuore” di questo romanzo, che pure ne è pieno. Essa è piuttosto una gradita ancella di temi più profondi, e un’esca per convincere il lettore a specchiarsi nella vicenda. In altre storie, come quelle dei Pretoriani Neri, mi diverto a giocare con l’azione, e anche con la magia, con draghi e grifoni e navi volanti. Tuttavia non ritengo la magia un fattore indispensabile della letteratura fantastica. Un nume del Fantasy come Joe Abercrombie, pare pensarla come me su questo tema: indicatemi che magia si possa mai trovare, per esempio, nella “Trilogia del Mare Infranto”, di cui di recente ho consigliato la lettura.

“Per la Corona d’Acciaio” è qualcosa di diverso. Essere qualificato come “una sorta di Bernand Cornwell in un un contesto inventato”, come scrive questo lettore, è per me un grande complimento. In questa saga in effetti mi rifaccio non tanto al genere Fantasy, ma piuttosto a scrittori di avventura classica e di romanzi storici come appunto Cornwell, Perez Reverte, fino ai classici di Dumas, Salgari, London, Kipling, Conrad. Ma anche a scrittori “alti” (e forse più “noiosi”, da un punto di vista “di genere”) come Ernst Junger e Julien Gracq. Prosegue il lettore “non dovendo essere fedele alla storia reale, poteva evitare certe parti noiose, spesso necessarie in romanzi storici per essere fedeli, ma che qui potevano essere sostituite…” In effetti, come il lettore ha in parte intuito, “Per la Corona d’Acciaio” è assolutamente un romanzo storico, in essenza. Con tutte le esigenze di analisi storica e realismo che ciò comporta, e con l’unica differenza che tratta di una storia che avviene non nel nostro mondo ma in uno simile e parallelo. Come in Junger e Gracq, il contesto inventato è una scusa per poter variare gli avvenimenti liberamente servendo a uno scopo, nel mio caso parlare di fatti dell’anima e di leggi storiche che riguardano noi, il nostro mondo e la nostra condizione di esseri umani. La vicenda segue tutte le regole politiche, sociologiche ed economiche che condizionano la Storia, le dinamiche del potere e forse anche quelle del Fato, che i lettori scopriranno un po’ alla volta e che sono poi le stesse del mondo reale, non meno stringenti. Ecco perché era necessario un “rallentamento” dell’azione nella parte centrale, per poter dedicare spazio a un’analisi della situazione del regno di Malia e alle soluzioni (anche legislative e perfino fiscali) che i protagonisti adottano. Essi devono, infatti rimediare ai fattori che hanno portato alla caduta che essi si sono trovati a dover vivere, e porre in alto la “svolta” che la situazione politica richiede. Ugualmente c’era bisogno, in precedenza, di lasciare un po’ di spazio al sorgere nelle loro menti delle soluzioni che poi adotteranno: proprio come deve avvenire in un romanzo storico che funziona bene, se i protagonisti sono personaggi reali dotati di poteri decisionali, e realizzano appunto una svolta storica. La parte centrale del romanzo che tratta questi temi è stata particolarmente apprezzata da altri lettori, per aver affrontato il tema di come, una volta conquistato il potere, lo si vada a gestire, cosa che molti Fantasy (a volte con una visione un po’ più superficiale) trascurano. Quel che mi frustra nel romanzo storico vero e proprio è invece che il lettore possa già conoscere come la vicenda finirà, mentre a Malia le praterie del futuro sono aperte e la tensione è maggiore: qualunque cosa può accadere… e ne accadranno di ogni tipo! Tornando a noi, quindi, una critica dettata da aspettative “di genere” è “iuxta sua propria principia”, per me invece essa costituisce un grande complimento: con questa saga non voglio fare “letteratura di genere”, voglio fare letteratura! E credo che il genere Fantasy si presti a questo alto scopo (perdonatemi l’ambizione), quanto e più di altri.

Marco Rubboli

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