Per la Corona d'Acciaio - Per la Corona d'Acciaio
Per la Corona d'Acciaio - Per la Corona d'Acciaio

Tutti i libri dell’autore: romanzi, racconti, scherma storica e non solo

maggio 10, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

Marco Rubboli si dedica da decenni alle arti

marziali storiche europee: scherma storica

medievale e rinascimentale, pugilato greco,

pancrazio, gladiatura, scherma di navaja

spagnola, stage combat (che insegna presso

l’Università privata bolognese “Bernstein

School of Musical Theater”).

Maestro di scherma storica e artistica al

massimo livello con al suo attivo numerosi

titoli agonistici nazionali, ha fondato la più

grande realtà europea del settore, la Sala

d’Arme A. Marozzo, e collabora stabilmente

con l’Accademia Nazionale di Scherma,

con numerose pubblicazioni in materia

sia per ANS che per Il Cerchio. In ambito

narrativo ha pubblicato per Watson

“Per la Corona d’Acciaio”, riedito poi per

Nocturna (GDS) con il seguito

“Contro Due Imperi” e il volume

conclusivo della trilogia

“Il sentiero del Lupo”, per Accademia

Nazionale di Scherma “Gli ultimi

eroi dell’arena”, per Delos Digital nella

collana HFI “Ombre sulla Dacia”,

“Il contagio di Meung” e

“L’inferno sotto Parigi”, nella collana

History Crime “La danza pietrificata”,

nella collana Innsmouth “La Signora

delle caverne”, nella collana

La Via della Seta “Seta macchiata

di sangue” e “L’ultima guerra

di Dama Tai-Pan”, oltre a numerosi

racconti in varie antologie Watson,

Plesio, Sensoinverso, Dimensione

Cosmica e su Book Magazine e

Hyperborea.live.

 

LA SAGA DELLA CORONA D’ACCIAIO

“PER LA CORONA D’ACCIAIO”

“Vindice Maravoy era destinato a diventare un

fiero Conte del regno di Gallesse. Era destinato

a ereditare il segreto millenario custodito dalla

sua casata sotto le mura di Castelbrun. Non avrà

niente. I Maravoy hanno tentato di ribellarsi al

potente impero Dosthan e hanno fallito, perdendo

tutto: non hanno più terre, non hanno più un titolo.

Ora Vindice è in esilio a Malia, e milita come

mercenario nella compagnia del padre. Vindice

ama Malia, una terra antica e  bellissima, erede

della più grande civiltà che il mondo abbia conosciuto,

ma la penisola adesso è divisa e dilaniata da guerre

intestine, oppressa da una monarchia debole e corrotta.

Una nuova invasione da parte dello stesso impero

che gli ha portato via tutto incombe dal Nord. E il Re

che cosa fa? Muove guerra alla fedele Casa di

Gransequoia, a guardia dei passi che si affacciano

proprio sull’impero Dosthan. Tiberio IV è infatti

innamorato del primogenito di quella casata,

Traiano di Gransequoia, e vuole catturarlo. Il crollo

di Malia sembra inevitabile. Ma Vindice è pronto a

tutto per evitare che la sua patria di adozione

venga conquistata. Perfino a mettere da parte

i valori che gli sono stati insegnati.”

https://www.amazon.it/Corona-dAcciaio-Marco-Rubboli-ebook/dp/B07KDZYTVX/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=1N8ZXHMGJSO0W&dib=eyJ2IjoiMSJ9.E-VJI96N8o73ZD73K437hmZdVGQVqlhcgNCuozXtwizGjHj071QN20LucGBJIEps.s4OfAGwzpntkV0gKbOZ87p2EQsJBW1bmej97Htd9zh4&dib_tag=se&keywords=per+la+corona+d%27acciaio&qid=1709742183&s=digital-text&sprefix=per+la+corona+d%27acciaio%2Cdigital-text%2C104&sr=1-1

La versione inglese: “For the Crown of Steel”!

 

 

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GLI ULTIMI EROI DELL’ARENA

marzo 22, 2023 by Marco Rubboli Nessun commento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Gli ultimi eroi dell’arena” è un romanzo breve ambientato al tempo della caduta dell’Impero Mitoien, edito da Accademia Nazionale di Scherma. Si segue la storia di due gladiatori, Glaucus e Felitia: lui arruolato in una delle ultime Legioni che cercano di frenare l’invasione dei barbari Dosthan, lei impegnata nell’ultima giornata di giochi dell’anfiteatro della grande città di Selenia, poco prima dell’arrivo alle porte del nemico. Nonostante sia un’opera ambientata nel mondo di fantasia di Malia, la gladiatura viene descritta in modo accurato, con tutte le classi di combattenti, l’armamento e il modo di combattere dei gladiatori Romani storici. Infatti dato che l’editore è una grande Istituzione del mondo della scherma, non poteva mancare un’Appendice Tecnica sulla vera gladiatura,

Potete ordinare il libro su Amazon qui: Gli ultimi eroi dell’arena

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Illustrazione di Andrea Camaggi”

“Uno schizzo di sangue cadde quasi sui piedi di Felitia. La gladiatrice fece un balzo indietro per non sporcarsi i calzari, così il liquido rosso andò a bagnare la sabbia dell’anfiteatro. Un boato risuonò sugli spalti, e il corpo della donna reagì con un fremito di eccitazione che le fece rizzare i capelli sulla nuca. Il ruggito del pubblico era per lei come il vino per un ubriacone, e si chiese come avrebbe fatto a vivere il resto della sua vita senza quelle emozioni. Il pubblico scandiva il nome del retiarius Isolano Drakos, che aveva ferito il suo avversario con un colpo da maestro. Anche il Console si era alzato in piedi, e applaudiva. Drakos correva intorno e si pavoneggiava agitando la rete come la ruota di un pavone, mentre Vitreus il secutor pisciava sangue dalla spalla sinistra. Vitreus aveva la pelle scura, e non si distingueva bene quanto fosse larga e profonda la lesione.

Drakos lo aveva attaccato sul lato destro, costringendolo a girarsi, e poi con un balzo felino si era gettato a sinistra sferrando una stoccata col tridente. L’arma aveva strisciato sul bordo dello scudo del combattente nero e gli aveva aperto la spalla.

La gladiatrice girò la testa per osservare meglio il ferito attraverso la grata dell’elmo. Sentiva il familiare rumore del suo proprio respiro reso metallico dalle pareti interne dell’elmo.

“Bah. Solo un graffio, tutto sommato. Drakos non dovrebbe esultare troppo.” giudicò con occhio esperto. Incrociò lo sguardo di Edurne, l’avversaria contro cui avrebbe combattuto fra poco, e intuì che anche lei stava pensando la stessa cosa.

“Vecchia volpe d’una lesbica Hesperiana, lo ha capito anche lei. Non avevo dubbi: non le sfugge niente. Fra un po’ ci divertiamo, io e lei.”

Vide gli occhi di Edurne brillare d’una luce d’intesa e immaginò i denti bianchi della provocatrix schiudersi in un ghigno inquietante. Non poteva scorgerlo, ovviamente: l’elmo d’acciaio le avvolgeva il capo e le nascondeva il viso. Ma poteva immaginarlo. La conosceva da una vita, d’altro canto, ed era da una vita che loro due si scambiavano coltellate.

Tornò a osservare i due uomini che combattevano.

L’arbitro si era avvicinato, aveva dato un’occhiata alla spalla del nero e aveva dato il permesso di andare avanti. Ora la folla se ne stava zitta, ammutolita dalla tensione. Gli spettatori avevano annusato il sangue, ma il verdetto finale non era stato ancora emesso.

Vitreus, che era uno tosto e non avrebbe rinunciato tanto facilmente a una vittoria, aveva ripreso ad avanzare verso il retiarius.

Drakos invece si teneva alla larga. Non è mai una brutta cosa che l’avversario perda sangue. A poco a poco gli sbollisce la rabbia, e col sangue perde anche le forze e il calore. Invece nei primi momenti dopo aver subito una ferita gli uomini diventano ancora più pericolosi, per il desiderio innato di vendetta. Gli uomini e anche le donne. Felitia ne aveva viste tante, entro quelle mura, e non era una che potesse commettere delle ingenuità come insuperbirsi per un graffio…

Però quel balletto non poteva durare molto, altrimenti la gente sulle gradinate si sarebbe incazzata. Volevano azione, mica tattica, quelli là.

E infatti Drakos, che tutto era meno che un pivello, rallentò e permise a Vitreus di avvicinarsi. Solo per fermare la sua avanzata a suon di botte sullo scudo. Le tre punte del tridente non permettevano a Vitreus di balzare di lato né a destra né a sinistra, bloccandolo lì dov’era.

Il guerriero dalla pelle scura però colse l’opportunità di gettarsi sotto la lunga arma del suo avversario, inclinando lo scudo in avanti e cacciandosi a testa bassa nel varco. Drakos si avvide subito del pericolo e scattò via, cercando di tirare indietro l’arma e recuperarla. Ma Vitreus lo incalzava senza dargli tregua: aveva trovato la sua occasione e non intendeva rinunciarvi.

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I PURI- UN RACCONTO DELLE ISOLE

dicembre 25, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

di Marco Rubboli

I RACCONTI DI MALIA

Ormai il porto, la città, le stesse colline dell’Isola di Ischera non erano altro che una remota nebbia azzurrina. Orione Zanna, guardando la costa scomparire lontano a poppa del veliero, cercò di rammentare come tutto fosse iniziato.

E, ricordò, il disastro era cominciato nella taverna di Kratos, il Timone Spezzato. Il luogo più tranquillo del mondo, allora.

La taverna si chiamava così perché appeso nel salone si trovava un enorme pezzo di timone di nave, come spaccato dalle mani di un irato gigante. E il legno era così grosso e massiccio che veniva da domandarsi quale forza avesse potuto mai spezzarlo. Era stato il mare percosso da una formidabile tempesta, la stessa che aveva affondato la nave su cui Kratos in quel tempo serviva come nostromo. Kratos era riuscito ad aggrapparsi a quel pezzo di timone ed era stato sospinto a riva, per sua fortuna. Nessuno degli altri era sopravvissuto. Così Kratos aveva dato fondo ai suoi risparmi e aveva comprato la taverna, e adesso teneva quel cimelio appeso costantemente sopra la propria testa, come monito contro una voglia di viaggi e avventure che lo aveva ormai abbandonato.

Quella sera – una sera d’autunno inoltrato – non vi erano stelle in cielo a indicare la via e il vento soffiava forte sospingendo enormi nembi oscuri e raffiche di pioggia gelata. Il Timone Spezzato era un luogo caldo e accogliente, sempre pieno di odore di stufato e di vino, carne arrostita e pane. Il rifugio ideale per marinai, avventurieri e sbandati, mercanti di bassa lega e poca fortuna. Era un posto sicuro per tutti, non vi erano mai risse e di solito si parlava a mezza voce. Perfino le ragazze da taverna erano discrete e non insistenti, al Timone Spezzato.

C’erano nel porto posti più allegri e chiassosi, frequentati di solito da gente più giovane e inesperta, ma in quel luogo la sola presenza di Kratos toglieva a chiunque la voglia di creare fastidi. Kratos era un gigante dal cranio perfettamente calvo, la muscolatura solida e potente e la voce bassa, grave, un poco roca. Era sempre calmo, anche quando picchiava qualcuno. Quella sera c’era forse una ventina di clienti, alcuni ai tavoli, altri seduti su sgabelli con i gomiti appoggiati al bancone.

Orione Zanna, capitano e proprietario della nave mercantile Pinna Azzurra, Maliano originario di Fontanadolce, era tra questi.

Era un solitario per natura, ma gli piaceva ascoltare la sobria e sensata filosofia con cui Kratos commentava i fatti che gli avventori gli raccontavano.

I discorsi ruotavano banali, in modo piacevole e rassicurante, intorno al freddo e al tempo da lupi che imperversava quella notte, e Orione vuotava lentamente, coppa dopo coppa, la sua caraffa di vino rosso. Il fuoco crepitava nel camino, danzando placido.

Fu allora, durante un momento di silenzio, che entrarono quelle persone.

Erano in quattro, vestiti di bianco, sorridenti.

Un vecchio zoppicante, un bambino di forse dodici anni che lo sorreggeva e due ragazze di casta e semplice bellezza. Veli di lana grezza coprivano il capo dei quattro, e le loro vesti giungevano fino ai piedi. Il vecchio si era guardato intorno, mentre quelli venuti con lui mantenevano lo sguardo fisso a terra.

L’uomo aveva una lunga barba candida, naso aguzzo e profilo affilato, antiche rughe si dipartivano dall’angolo dei suoi occhi come profonde ragnatele. Doveva venire da Sud o da Oriente, di certo non era un Isolano.

Il suo sguardo e quello di Orione si incontrarono per un attimo, con improvvisa, reciproca antipatia. A Orione sembrò come se il vecchio volesse leggergli dentro, indagatore, in cerca di pensieri nascosti e ricordi proibiti. La sua reazione fu una tranquilla sfida.

Poi il vecchio distolse lo sguardo, e Orione tornò a fissare il suo nel liquido rosso che riempiva la coppa.

Non notò, non subito almeno, che tutti gli altri avventori avevano abbassato gli occhi, senza riuscire a sostenere lo sguardo del vecchio.

Il gruppo si avvicinò al bancone.

Orione, senza smettere di fissare il vino, sentì che il ragazzo parlava con Kratos.

Gli chiese se aveva qualche pezzo di pane che potesse dargli, e anche se il vecchio poteva fare un breve discorso agli avventori della taverna per tentare di salvare le loro anime.

Aveva parlato con un accento strano, era difficile dire da dove venisse.

Kratos diede loro un grande pane appena sfornato e un pezzo di formaggio e disse che potevano restare per ripararsi dalla pioggia, se volevano. Ma disse anche che, se i suoi avventori avessero voluto salvarsi l’anima, avrebbero potuto andare in qualche tempio, da quelle sanguisughe dei sacerdoti. Invece erano venuti al Timone Spezzato. Non era il tempo né il luogo per discorsi religiosi.

Orione sorrise sotto i baffi.

Il ragazzino insistette, ma Kratos gli spiegò chiaramente che non c’era niente da fare, e il bizzarro gruppetto scomparve come era arrivato.

Il vecchio non si degnò nemmeno di ringraziare.

“Ma che bravi, questi, che non si guadagnano il pane col sudore della fronte o affrontando i pericoli del mare, e però non si vergognano di chiederlo in dono ai peccatori.” mugugnò Orione, improvvisamente di mal umore.

______________________________________

Era notte fonda quando Orione raggiunse la Pinna Azzurra, ma a bordo pareva esserci una grande animazione. Incuriosito, allungò il passo e ben presto poté vedere che al centro di un chiassoso gruppo di marinai stava il suo giovane nostromo Andrea. Ridevano.

“Cosa diamine sta succedendo qui?” esclamò percorrendo veloce la passerella.

Il vociare si spense in un basso mormorio.

La piccola folla si aprì al passaggio di Orione, che in due falcate si trovò di fronte a un sorridente Andrea.

“Niente, capitano, stavamo solo parlando di una piccola avventura che ci è capitata questa sera.”

Orione si piantò a gambe larghe, con i pugni sui fianchi, e grugnì: “Spero solo che non vi siate cacciati in qualche guaio.”

“Nessun guaio, capitano, è già tutto finito.”

“Questo lo dici tu, Andrea, invece potrebbero esserci conseguenze piacevoli, per te!” esclamò qualcuno dal fondo. Tutti risero.

Orione era sempre irritato quando si trovava a essere all’oscuro di qualcosa.

“Allora?”

Andrea, un giovane snello dalla chioma bionda che gli arrivava alle spalle, raccontò che, trovandosi la ciurma in una taverna, avevano assistito a uno strano episodio: un vecchio, accompagnato da un bambino e due ragazze, era entrato ed aveva cominciato a predicare nella taverna. Le sue parole avevano incantato quasi tutti, ma alcuni avevano invece reagito male, e un bruto aveva addirittura molestato una delle ragazze. La povera fanciulla, per inciso molto avvenente, aveva cercato di difendersi e le molestie si erano trasformate in una vera e propria aggressione. A quel punto Andrea era intervenuto in sua difesa e si era scatenata una breve rissa tra la ciurma e gli amici dell’assalitore, terminata con la fuga precipitosa di questi ultimi. Nella confusione anche il predicatore e i suoi accompagnatori erano spariti. In seguito si era bevuto molto, e si era parlato per tutta la sera del discorso del vecchio, e delle sue affascinanti accolite.

Tutto qui.

Orione assentì. Congedò Andrea e la ciurma, pensieroso.

Rimase appoggiato alla balaustra, a guardare la pioggia che cadeva dal telone cerato al di sopra del ponte giù nell’acqua scura del porto, e si avvolse nel suo scuro mantello per proteggersi dal vento.

La luce dell’aurora iniziava già a rischiarare il cielo di Levante tra le nuvole oscure quando si decise a concedersi qualche ora di sonno.

____________________________________

Orione era in piedi vicino alla passerella della sua nave e stava trattando per vendere un’altra parte del carico della nave a un mercante locale quando la fanciulla apparve.

Si avvicinava facendosi strada tra la folla del porto, avvolta in pesanti veli candidi, gli occhi bassi e l’aria sperduta.

Il capitano la osservò chiedere informazioni a un passante, e poi dirigersi verso di lui.

Tardò un momento a capire che stava venendo proprio alla sua nave.

La ragazza si fermò davanti a lui e, sempre tenendo gli occhi bassi ed evitando di guardarlo negli occhi, gli chiese:

“Per favore, signore, potete dirmi se questa sia la nave su cui serve il nostromo Andrea Capoferro? Mi chiamo Elena, e vorrei parlargli, se per voi sta bene.”

“Sì, è questa.” rispose seccamente Orione, “Puoi salire a cercarlo, se vuoi.”

Poi tornò a concentrarsi sul mercante davanti a lui, che ora lo fissava con aria interrogativa.

La ragazza salì e in seguito Orione la vide parlare con Andrea, a lungo, sempre con voce sottile e a malapena udibile.

Solo più tardi ebbe occasione di chiedere al suo nostromo cosa fosse venuta a fare la giovane.

“Voleva solo ringraziarmi per averla difesa.” rispose Andrea, senza aggiungere altro. Pareva seccato dalla domanda del suo capitano.

Poi si girò e prese ad allontanarsi.

“Chissà perché diamine tengono sempre gli occhi bassi, quelle persone. Forse hanno fatto qualcosa di cui devono vergognarsi?” sbottò Orione.

Vide che Andrea si bloccava, esitando, con la schiena irrigidita come se quella non fosse stata una frase ma una freccia. Il giovane proseguì.

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Armi e Scherma

maggio 1, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

PRINCIPALI ARMI E TERMINI DELLA SCHERMA ANTICA PRESENTI NEL ROMANZO
Per mettere i lettori nella condizione di comprendere alcuni dei termini utilizzati nei combattimenti della saga, mi è sembrato utile riportare definizioni e concetti attinenti alle armi utilizzate a e alla scherma praticata a Malia, non a caso simili a quanto in uso in Italia e in Europa tra XV e XVI secolo.
La maggior parte delle immagini qui utilizzate provengono da antichi trattati di scherma italiani.

ARMI

LA SPADA

 

LA SPADA A DUE MANI

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I33 VALPERG

aprile 23, 2020 by Marco Rubboli Nessun commento

 

“I33. Valperg” dell’amico Michele Gonnella, primo esempio del genere “Sword & Apecar”, è il romanzo che mi ha accompagnato negli ultimi giorni di “arresti domiciliari pandemici”… e con grande divertimento! Assolutamente da non perdere per i praticanti di HEMA (“Historical European Martial Arts”, secocdo la denomiazione della famigerata Coalizione Nordeuropea, che nella regia lingua del nuovo regno d’Italia diventa “Scherma Storica”), ma non solo. Il romanzo prende le mosse in un retrogrado 2035 post-bellico da un paio di “sfigati” studiosi di archeologia sperimentale della Regia Università di Lucca che, per approfondire lo studio di un antico manuale di scherma e capire perché questo tratti solo dell’atipica (per tempi così remoti) disciplina di spada e brocchiero, iniziano a prendere lezioni di scherma storica da una maestra di arti marziali, Iride Santini detta “Santa”. L’I33 è un manoscritto realmente esistente, ad oggi il più antico disponibile, pubblicato in Italia da A. Morini e R. Rudilosso della Sala d’Arme Achille Marozzo per la casa editrice Il Cerchio. Le vicende dei nostri eroi si intrecciano con quelle degli antichi autori del manoscritto, in particolare la “Santa” Valperg, figlia di un crociato e di una strega convertita ma non pentita (nel ms reale effettivamente il maestro monaco guerriero viene raffigurato anche mentre insegna a una donna, chiamata “Valpurgis”). Per esigenze di trama il vero manoscritto viene retrodatato di qualche secolo, artificio necessario per situare la vicenda ai tempi in cui il cristianesimo lottava contro gli ultimi pagani (e soprattutto contro i loro Dei… o demoni che fossero) nelle terre del centro e nord Europa. L’autore ci narra, nel suo stile sempre ironico, pieno di brio e vivacità, come la strana famiglia di Valperg sia riuscita a prevalere nella sua lotta senza quartiere contro un’entità feroce e guerriera proveniente da un’altra dimensione, dai molti nomi (alcuni dei quali corrispondono a ben note divinità celtiche e germaniche). Parallelamente, il trio dei protagonisti del 2035 si trova ad affrontare una minaccia che è simile in modo inquietante a quella contro cui si è battuta l’antica suora guerriera. Lo scontro li condurrà in fuga su per i greppi abbandonati della Lucchesia collinare, frequentati solo da anziani relegati in ospizi e pochissimi abitanti. Per lo meno pochissimi abitanti umani. Al lettore scoprire se la moderna Iride “Santa” Santini saprà uguagliare le imprese di Santa Valperg, monaca, strega e guerriera. Fra botte da orbi, lame, brocchieri, demoni guerrieri, folletti schizzinosi e antichi manoscritti, il divertimento è assicurato.

 

Qui sotto: la copertina dell’edizione italiana del vero manoscritto I33, a cura di Andrea Morini e Riccardo Rudilosso per ed. Il Cerchio

 

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