Schiacciata la ribellione dei Dosthan e coperto di gloria per aver ucciso personalmente il loro profeta Uthor, il generale Valerius addossò la colpa di quanto era successo a un Senato ozioso e corrotto, rifiutando di abbandonare la sua armata e di presentarsi a Fortia. Marciò invece in armi contro la capitale e, sconfitto un esercito che il Senato aveva inviato a fermarlo, la occupò quasi pacificamente. Ridotto il Senato al rango di un consesso di consiglieri, Valerius offrì o impose la pace alle Province che non avevano accettato il suo colpo di stato e mutò la natura di quella che fino ad allora era stata una Federazione di popoli in un Impero che sarebbe durato per molti secoli. L’approccio di Valerius verso i fautori del Senato sconfitti fu di grande clemenza mentre verso i Dosthan l’Imperatore si mostrò duro e vendicativo.

 

 

 

Ciononostante non riuscì a riassumere il controllo delle Zentralalpen e il Grossrhinland rimase sostanzialmente in stato di guerra di confine permanente, mentre anche le Sudsalpen soffrivano di guerriglia e brigantaggio a livello endemico. Mentre il resto dell’Impero godeva di pace e prosperità, le Province di etnia Dosthan al confine con le tribù libere di quel popolo restarono per il dominio Mitoien una ferita aperta e sanguinante. Questa situazione era destinata a durare nei tempi a venire.

Araldica dell’Impero Mitoien, di Lara Gramigni

 

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