Araldica: aquila maliana rossa a volo spiegato incoronata in campo oro (realizzata da Lara Gramigni).

 

Casata cadetta degli Alesiadi, succeduta agli sconfitti Altarocca originari.
In origine avevano aquila azzurra a volo abbassato in campo oro (blasone degli Alesiadi invertito), poi a partire dalla rivolta avevano ripreso i colori degli Altarocca originari.

Il Feudo di gran lunga più grande, importante e potente della regione dell’Altopiano Centrale, terra d’origine della prima dinastia reale Maliana dopo la caduta dell’Impero Mitoien. Da molto tempo è indipendente e non riconosce l’autorità della Casa Reale.
La rocca Ducale, costruita in pietre megalitiche con mura altissime originariamente senza merlatura, è immensa, essendo stata adibita in passato ad ospitare l’esercito regio permanente degli Altarocca, reclutato in tutto il paese.
Oggi questa struttura imponente in pietra grigia guarnita di torrioni squadrati è semideserta, non bastando le pur possenti forze Ducali ad abitarla e presidiarla.
Per questo anche la popolazione civile locale invece che aver costruito un borghetto fuori dal castello come è in uso altrove, viene interamente ospitata all’interno dei vasti e disponibili quartieri del castello.

“Arrivarono da Nord-Est, risalendo un ripido sentiero fatto di ciottoli e di aspra polvere bianca.
Il sole tramontava rosso ed enorme dietro le torri antichissime, e dalle mura megalitiche li accolse il suono di numerosi corni da caccia. … La cittadella incoronata da innumerevoli torri squadrate si ergeva sulla cima di un’alta e ripida collina, le mura color grigio chiaro sembravano nascere tra le rocce del colle come una ripida scogliera tra i flutti. Appropinquandosi si avvidero che le pietre che le formavano erano immense, più alte di un uomo e più larghe della lunghezza di un cavallo, e Vindice si chiese come avessero fatto a spostarle. Si notava che le mura erano nate senza merlatura e questa, stranamente, era stata aggiunta in seguito, né c’erano fossati o terrapieni a trattenere un possibile nemico. Ma la cosa più sorprendente era l’altezza della costruzione, forse cento braccia, e ancora di più le grosse torri. Tanto alte erano quelle mura possenti che continuare a fissarle col viso in alto mentre ci si avvicinava finiva col dare le vertigini. Diversamente da altre cittadelle e castelli della zona, non c’erano casette e baracche di contadini e di artigiani ad assieparsi attorno ad Altarocca, ma solo spogli pascoli circondavano le fortificazioni. Le immense porte di legno ruotarono cigolando sui loro cardini, spalancandosi davanti al loro signore. Entrarono, e li circondò festante uno stuolo di guerrieri in usberghi di maglia di ferro, villici, donne e bambini. Gli uomini di Turno aprirono la strada davanti all’armata, spingendo indietro la piccola folla, e riuscirono a proseguire, lentamente. La cinta di mura era triplice, composta di massi enormi uniti senza calce, ed era negli spazi vuoti tra una cerchia e l’altra, non all’esterno, che aveva preso vita un borgo vivace e chiassoso. Gli abitanti erano per la maggior parte pastori o contadini che coltivavano le terre ai piedi della rocca, ma c’erano anche parecchi artigiani di ogni tipo. All’interno della terza cerchia c’era la zona militare e amministrativa, il palazzo di Turno e i magazzini. La costruzione era enorme, e solo una piccola parte era utilizzata, attualmente. Quella rocca era stata la capitale del Regno, in fondo. C’era una vastissima piazza d’armi, e una quantità di edifici che al momento erano vuoti e non servivano a niente: dormitori, refettori, cucine, sale d’armi. Grandi scuderie deserte. … Entrarono a palazzo per la porta principale, battendo i piedi sulla soglia per liberare il più possibile le suole degli stivali dal fango. L’ingresso era ciclopico e spoglio, con un soffitto altissimo, a cupola, e le pareti di pietra a vista a cui erano affisse panoplie di armi strappate a chissà quali antichi nemici. In particolare spiccava uno scudo enorme sormontato da un elaborato elmo, dal grande piumaggio ormai vecchio e logoro. Da lì furono introdotti nella sala da pranzo. Anch’essa era di proporzioni sconcertanti, con un lunghissimo e massiccio tavolo di legno rettangolare al centro. Avrebbero potuto sedervi forse cento persone, e per l’occasione era riempito per circa metà. In fondo alla sala una montagna di legna ardeva dentro un camino largo quasi quanto la stanza, una decina di passi almeno, fatto di grandi pietre grigie squadrate, mentre finestre dalle vetrate d’alabastro purissimo davano sull’oscurità che era calata all’esterno.”

 

Famiglia Ducale:

Duca Turno.
Uomo dalla figura muscolosa, i franchi occhi castani, i capelli di un biondo scuro tagliati cortissimi, 30 anni.

“Invece il biondo e alto Turno pareva tranquillo e fiducioso. Non era usuale trovare capelli biondi tra le genti dell’Altopiano Centrale di Malia, ma il Duca di Altarocca non era affatto parente del mitico primo Re Aiace d’Altarocca, bensì degli Alesiadi. Infatti, secoli prima, la famiglia vincitrice aveva sterminato completamente la dinastia sconfitta, e aveva passato il feudo e il nome stesso di Altarocca ad un proprio ramo cadetto. Turno aveva solo una lontana parentela con l’estinta casa dei primi Re di Malia. … La figura muscolosa di Turno, i franchi occhi castani, i capelli di un biondo scuro tagliati cortissimi, i suoi modi pieni di dignità e di una tranquilla sicurezza rivelavano un tipico nobile di quella terra arretrata e misteriosa che era l’Altopiano Centrale di Malia, un uomo abituato ad esercitare un’autorità indiscussa e patriarcale sui suoi sudditi e a trattare con un rude rispetto i suoi pari.
Aveva una sua intelligenza solida e taciturna, ma mancava totalmente dell’astuzia propria di chi deve sopravvivere a corte. Non aveva mai avuto bisogno di mentire, e probabilmente si era concesso il lusso di non farlo mai.”

Duchessa Laura d’Altarocca.
Figlia del Duca Costante di Fontanaferrosa e sorella dell’Erede di quel Feudo, Ardito. E’ una bella donna, molto devota al marito che ha dovuto combattere per averla. La Duchessa ha una lunga chioma liscia castana, un viso sottile e delicato dalla carnagione dorata ed occhi scuri e profondi, corporatura minuta ma di proporzioni perfette.

 

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