Bozzetto di E.R.

Bravo al soldo dei Tagliaferro, questo rude amico d’infanzia di Luce Selenides è uno schermitore provetto, esperto anche nell’arte del pugilato (anche lui viene dalla scuola di Aiace Bellavalle). Di famiglia non indigente ma cresciuto nei vicoli del porto di Alesia fra le peggiori compagnie, è cugino dell’assassino professionista e maestro d’armi Astolfo Salinari, della Compagnia Maravoy. Diomede è alto e atletico, con lunghi capelli neri e occhi grigi. In “Per la Corona d’Acciaio” è solo una comparsa (accompagna Erinne Selenides per le vie di Alesia in una giornata particolarmente pericolosa, e Luce lo nomina un paio di volte). Invece ha un ruolo importante in “Contro Due Imperi”, perché sarà la guardia del corpo di Rinaldo Tagliaferro nel suo lungo viaggio.

“Ceffi come Diomede Salinari: un trentenne alto e atletico con lunghi capelli corvini e gelidi occhi grigi, il viso sempre ben sbarbato. Assomigliava un poco a suo cugino Astolfo, il maestro d’armi e sicario che Rinaldo aveva fatto assumere a Vindice nella Compagnia Maravoy. Ma era più alto, muscoloso e ben piazzato. Anche Diomede era un assassino di professione e schermitore provetto, seppure non avesse approfondito abbastanza l’arte delle armi da fregiarsi del titolo di Maestro come suo cugino. In compenso aveva appreso perfettamente l’arte del pugilato nella migliore palestra di Alesia, sotto la rude sferza di quell’Aiace Bellavalle…”

“«Non avere paura. Non ti verrà fatto alcun male. Non più, non finché starai con noi.» Aveva parlato nel suo stentato linguaggio Dosthan, addolcito dal forte accento Maliano. Diomede, alto, atletico e con gli occhi e i lunghi capelli scuri, sulle labbra sonorità Maliane estranee alla lingua Dosthan, doveva sembrarle qualcosa di molto esotico. Lo spadaccino di Alesia vestiva tutto di nero, come faceva spesso, e anche ciò era insolito se confrontato all’abbigliamento multicolore dei Dosthan. Nere erano le calze a brache, neri gli stivali alti fino al ginocchio, nera la giubba. Solo la camicia era bianca. Il cinturone, il fodero della spada e della daga, il cappello a tesa larga e senza piume… nero, nero, nero.”

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