Per la Corona d'Acciaio - Per la Corona d'Acciaio
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IL PONTE E LA SCALA

marzo 30, 2020 by Marco Rubboli Nessun commento

I RACCONTI DI MALIA

“Saranno almeno trecento passi, forse di più. Una caduta in verticale bella lunga, non credi?”

Mario si trasse indietro dallo strapiombo e il Griso sogghignò.

“Lascialo stare, Griso! Lui fa la discesa per la prima volta, tu invece l’avrai già affrontata in trenta viaggi.” disse Piero.

“Trentadue.” puntualizzò il Griso.

“Vuoi che racconti come te la sei fatta nelle brache la prima volta?”

Il bravo lanciò uno sguardo di fuoco a Piero. Ma il mercante era il suo padrone. Così, nonostante il cattivo latte che doveva aver succhiato da sua madre, il bravo si morse la lingua e se ne stette zitto. Alberto, il vecchio capo mulattiere, rise di gusto.

“Anch’io mi ricordo!”

“Fottiti, Alberto! A te posso dirlo.”

Il bravaccio era risentito perché quei due gli avevano rovinato il gioco.

Mario, dal canto suo, era pronto a difendersi da solo e non fu grato più di tanto dell’aiuto che gli era venuto dal suo capo.

La carovana di muli di Piero Briganti stava affacciata proprio sul bordo settentrionale dell’Altopiano Centrale. Quelle che vedevano laggiù in basso, invece, erano le terre del Ducato di Campofiorito. Pareva quasi di vederle disegnate su una mappa, da lì, mentre il vento soffiava tra i capelli di quelli che si avvicinavano al precipizio.

“Uh, senti come ulula!” commentò a voce alta uno dei mulattieri più giovani.

“Fa sempre così, qui, sempre. Non smette mai. E’ l’aria che viene da sotto e quando urta il fianco dell’Altopiano viene su gridando e prende velocità. Senti come tira: pare quasi che se uno si tirasse di sotto potrebbe andare in su invece che cadere, da quanto è forte. Questa parte del tragitto ti fa cacare sotto ma è uno spettacolo.” Alberto sorrideva, sornione.

Mario deglutì, ma poi cercò di mostrarsi all’altezza.

“E noi da dove passiamo, per scendere? O dobbiamo davvero buttarci e il vento ci depositerà di sotto senza farci alcun danno?”

Alberto gli fece un occhiolino: “Sì, magari. A dire la verità c’è una vecchia leggenda…”

Piero, il mercante che pagava il soldo di tutti, lo zittì:

“E basta con tutte le tue leggende, vecchio. Non c’è tempo adesso, sennò facciamo notte a metà della scalinata e siamo fritti.”

Fu la volta del carrettiere di abbozzare.

“D’accordo, hai ragione Piero. Te la racconto un’altra volta, Mario. Magari stasera, quando saremo giù.”

Poi Piero si rivolse a Mario:

“Comunque da qui non si vede ma c’è un passaggio, anche se non è certo agevole. Vedrai. Dobbiamo proseguire mezzo miglio verso Est. Andiamo.”

“Vedrai.” gli ripeté il Griso all’orecchio mentre gli passava accanto.

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Astolfo Salinari

marzo 26, 2020 by Marco Rubboli Nessun commento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Astolfo è un Maestro d’Armi con licenza dell’Accademia di Scherma di Alesia. E’ anche un assassino. Per molto tempo è stato un sicario prezzolato, ed è spesso considerato il migliore in città. L’unica in grado di insidiare il suo primato è la sua amica d’infanzia Luce Selenides. Legato alla Casa Tagliaferro, è passato alla Compagnia Maravoy per gentile concessione di Rinaldo Tagliaferro, amico di Vindice. La Condotta aveva bisogno di un Maestro d’Armi e Astolfo ha  ricoperto quel ruolo volentieri. Solo Vindice, nella Compagnia, sa delle sue qualità di sicario e può usufruirne in caso di necessità. Astolfo, atletico, piuttosto alto (ma non come il cugino Diomede) e con un pizzetto nero a punta, è dotato di grande agilità, destrezza e precisione, sa usare ogni tipo di arma e il suo sangue freddo è invidiato da molti. Non ha scrupoli ma nemmeno nessun istinto sadico: uccide solo quando gli viene ordinato e quando è necessario. Preferisce, se non è indispensabile, non ammazzare i vecchi amici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bozzetto di E.R.

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Ettore Del Nero

maggio 15, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

Figlio di Giuliano Del Nero, il più ricco mercante di Alesia e forse di tutta Malia. Fratello adottivo di Fabrizio Del Ferro e amico di Vindice Maravoy. Volto squadrato, capelli corti e occhi castani. Nonostante la giovane età è un mercante estremamente abile e accorto, dalle idee chiare e spesso innovative. Fondamentalmente leale e corretto, non si lascia però sfuggire facilmente un’occasione di guadagno per la sua Casa. Se il fratello adottivo Fabrizio è una preoccupazione costante per il capofamiglia Giuliano per la sua pericolosa scelta di rifiutare la mercatura per la vita del soldato di ventura, in Ettore invece egli ripone la sua speranza per il futuro della sua Casa.

““Però io ho una proposta epocale da farvi.” dichiarò Ettore Del Nero, passandosi una mano sui corti capelli castani, uno sguardo furbo negli occhi scuri.”

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Estratto 1

agosto 10, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

«Hai vinto» ammise Vindice, intento nel suo lavoro. «E per quanto riguarda Orso, è ancora con il Re» concluse alzando la spada e osservandone con attenzione il filo.
La lama lucente, perfetta simmetria di bellezza e di morte, brillava rinnovata tra i suoi occhi fissi e ipnotizzati.
Quanta bellezza, quanto orrore in un pezzo di metallo.
Quella era la vera magia, senza alcun dubbio. Ne aveva sentito il tocco gelido in passato, nella carne, quando era stato ferito durante la campagna degli Ampioporto e degli altri Duchi ribelli contro gli Alesiadi.
Quasi non si sentiva, all’inizio: solo un brivido di orrore che gelava la schiena e le viscere. Poi il bruciore, feroce, e il pulsare. Come tamburi di fuoco senza fine, per notti insonni tormentate in cui l’alba pareva non giungere mai.

 

 

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Estratto 2

agosto 10, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

“Poco prima che gli Imperiali arrivassero alla distanza di un tiro di balestra, la flotta di Castelbrun ammainò tutte le vele: facendo affidamento sui tre ordini di remi, la forza marittima dei Maravoy virò con decisione controvento, verso Settentrione.
I tamburi rimbombavano a un ritmo frenetico, e i rematori davano tutto quel che avevano in corpo, sudando e stringendo i denti.
I balestrieri presero di mira i legni degli oppressori.
I cavalieri estrassero le lame e si chiusero dietro gli scudi.
I Dosthan, colti di sorpresa, cercarono di virare per presentare le prue ai vascelli di Castelbrun.
Troppo tardi.”

 

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Estratto 3

agosto 10, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

«La carica: l’istante supremo di terrore e coraggio in cui si è sospesi tra la vita e la morte, e l’eccitazione della corsa e della caccia si mescola con il panico cieco della preda. Il destino dipende dalla mira del nemico, dal vento, da una zolla di terra, forse da un bruscolo in un occhio del balestriere o del fante nemico.
Il momento sfrenato del riso e del pianto, della verità su te stesso, quando sei solo eppure fai parte di tante volontà identiche tese nello stesso sforzo, prigioniere esultanti della stessa follia.»

 

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Estratto 4

agosto 10, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

«Tra pochi minuti tutta l’ambizione e tutto il potere del Regno sarebbero stati lì, in quelle sale.
E quello era il posto di Vindice, il posto dove agire, il momento per trasformare in realtà tutti i suoi sogni e i suoi incubi. Ora non si trattava più di pianificare in camere buie e senz’aria o in militaresche tende da campo, di esaminare e inventare strategie.
Quella era la realtà, la stanza del tesoro, il covo del serpente. E ciò che accadeva in quel mondo vacuo e colorato era la più vera delle verità.
Uno sguardo, un movimento, un impulso di desiderio o di antipatia: la causa.
Guerra, pace, accordi, omicidi: l’effetto.
Facili ascese e facili cadute.
Gloria, potere, denaro, veleno.
Un brivido di eccitazione e di conquista gli serrò le viscere. La sera calava dolcemente, incurante, e miriadi di luci si accendevano nei saloni scintillanti. La carrozza superò i cancelli della reggia e le guardie sgargianti.»

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Estratto 5

agosto 10, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

Vindice Maravoy è destinato a diventare un fiero Conte del regno di Gallesse. È destinato a ereditare il segreto millenario custodito dalla sua casata sotto le mura di Castelbrun. Non avrà proprio un bel niente. I Maravoy hanno tentato di ribellarsi all’impero Dosthan e hanno fallito, perdendo tutto: non hanno più terre, non hanno più un titolo. Ora Vindice è in esilio a Malia, e milita come mercenario nella compagnia del padre.
Vindice ama Malia, una terra antica e bellissima, erede della più grande civiltà che il mondo abbia conosciuto, ma la penisola è dilaniata da guerre intestine, oppressa da una monarchia debole e corrotta. Una nuova invasione da parte dello stesso impero che gli ha portato via tutto incombe dal Nord. Il crollo di Malia sembra inevitabile. Ma Vindice è pronto a tutto per evitare che la sua patria d’adozione venga conquistata. Perfino a mettere da parte i valori che gli sono stati insegnati.

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Estratto 6

agosto 10, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

«Ogni attività del mercato era sospesa. Congelata. Come l’acqua di una cascata in inverno.
Vindice strinse le briglie e fissò il suo popolo a testa alta, con un sorriso. Lo attorniavano in cerchio, ammirati e increduli. Un bambino interruppe quel silenzio acutissimo scoppiando a piangere, in qualche punto di quel mare umano, ma fu subito zittito. Allora Vindice fece avanzare Violante, lentamente, e la ressa si aprì per cedergli il passo.
Come in un sogno, la marea di facce arretrò e lui poté farsi largo tra la folla su una linea retta, così perfetta da immaginare quasi di poter arrivare fino al palazzo.
Fino al trono.
Ma quante spie dei Cinquecolli erano mescolate tra le due ali di folla? E cosa aspettavano? Forse non avevano ricevuto ordini al riguardo e non sapevano che cosa fare. O forse una mano insospettabile stava già correndo a un pugnale o a una balestra.
Una mano tra diecimila e la morte gli sarebbe entrata fra le costole.»

 

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Estratto 7

agosto 10, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

«Tutto era un gioco di dadi con la morte. Non si poteva decidere di non giocare. Puoi anche chiudere il mondo fuori dalle mura, dal portone e dal fossato. Ma il mondo ti verrà a cercare. E allora non ci saranno mura abbastanza alte o robuste.»

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