Per la Corona d'Acciaio - Per la Corona d'Acciaio
Per la Corona d'Acciaio - Per la Corona d'Acciaio

Guglielmo Caronte

marzo 31, 2020 by Marco Rubboli Nessun commento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo bravaccio quarantenne fedele alla Casa Tagliaferro, di mente sveglia e arguta, è un esperto avvelenatore. Conoscitore di ogni sorta di intrugli velenosi dagli effetti più diversi (tra cui quelli che usa l’assassina Luce Selenides per i suoi dardi, da quelli soporiferi o paralizzanti fino ai più letali), è anche un abile arciere. Infine, è un raffinato conoscitore di vini e di gastronomia, forse l’altra faccia della medaglia della sua conoscenza di pozioni tossiche di ogni tipo. Non esagera mai col bere, al contrario è sempre molto attento a centellinare e degustare quantità di alcolici decisamente ridotte. Il suo comportamento guardingo nei confronti delle amate bevande si spiega con una fase della sua vita nella quale, a causa di una tragedia che lo aveva distrutto, si era ritrovato ridotto a un barbone alcolizzato. Fu il vecchio Astore Tagliaferro a salvarlo a viva forza da quella caduta rovinosa, e da allora la sua devozione per la famiglia Tagliaferro è diventata d’acciaio. Fisicamente è un tipo smilzo, con capelli ormai radi e una barbetta a pizzo color pel di carota.

 

 

 

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Giano “il Bidone”

aprile 22, 2020 by Marco Rubboli Nessun commento

Giano, un bravaccio della Casa Tagliaferro tanto grasso quanto forte, è detto “Bidone”, e non a caso. L’unico dubbio è se il nomignolo si riferisca alla sua stazza – decisamente importante, ma che non limita la sua rapidità in combattimento – o alle sue altrettanto indubbie qualità di baro. Che tu giochi a carte, a dadi, a giochi di scacchiera, che tu scommetta su corse di cavalli o incontri di lotta, se accetti di giocare con Giano hai una sola certezza: tornerai a casa con le tasche vuote, e senza sapere bene il perché. Ma Giano non è abile solo a truccare la partita, lo è anche a giocare secondo le regole: in realtà bara solo… quando gli serve per vincere! Essere il “Bidone” è diventato una parte essenziale della sua identità a tal punto che nessuno ricorda il suo vero cognome. Fedelissimo della nota Casata di lenoni di Alesia, ricca ma famigerata, e in particolare di Rinaldo, appare solo come comparsa in “Per la Corona d’Acciaio”, senza che ne venga fatto il nome… perché Luce Selenides (è lei a incontrarlo) non lo conosce. Chi ricorda in quale occasione l’assassina si è imbattuta in un grosso sgherro pelato dei Tagliaferro? In “Contro Due Imperi” conosceremo Giano molto meglio. Attenti, però, a non scommettere mai contro di lui!

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Casa Montebrumoso

maggio 11, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

Araldica: pegaso nero rampante in campo bianco (realizzata da Lara Gramigni).

Il Ducato più potente della regione delle Colline Brumose dopo Vignanera, costituito da colline e rilievi più alti e più aspri di quelli circostanti.
In particolare il castello Ducale sorge su una vera e propria montagna sita in mezzo a questa zona, isolata dalla lunga catena delle Montagne Bianche ma quasi una loro estrema propaggine che sbuchi a una certa distanza circondata da poggi minori.
Nelle sue terre più basse si produce il nobile e forte vino rosso di Montebrumoso.

“La via per Montebrumoso si apriva su un vasto prato che tagliava in due una fitta foresta. Il bosco però naturalmente non giungeva fino alle mura, poiché permettere una cosa simile sarebbe stata un’imprudenza. Si fermava prima, lasciando lo spazio di un tiro di trabucco fra gli ultimi alberi e le prime fortificazioni. La prima cinta racchiudeva l’intero monte ma il borgo era cresciuto ancora su un solo versante, circondato da una seconda muraglia. In alto, poi, uno snello castello grigio svettava sopra l’abitato con i suoi tetti di cotto. Se ne stava abbarbicato sulla sommità tondeggiante e spoglia della montagna, come la corona sulla testa calva di un vecchio Re.”

Famiglia Ducale:

Duca Andrea.
Taciturno ma intelligente e cauto, piuttosto basso ma agile, con lunghi capelli neri e occhi grigi, viso magro. Porta un’armatura di un cupo color grigio ferro.

“Andrea di Montebrumoso invece, un guerriero prudente e accorto ma non meno valente, era il meno alto dei tre, sulla trentina e forse qualche anno in più. Lunghi capelli neri incorniciavano un viso magro sempre ben rasato e due ferrigni occhi grigi” “E infine, dopo un minuto, Andrea di Montebrumoso, in una cupa armatura color grigio ferro come i suoi occhi inquietanti.”

Duchessa Griselda
Una popolana, figlia di un ricco mercante di vino, sposata dal Duca Andrea per amore.
Bella, umile e gentile, con occhi e capelli castani, la Duchessa ha sopito le invidie, fatto vergognare gli altezzosi con il suo sorriso e il suo imperturbabile buon animo e conquistato il cuore di tutti.
Il suo unico cruccio è che i suoi figli possano trovare difficoltà a essere accettati come Signori da alcuni vecchi Baroni del Feudo.

Acuto
Figlio maggiore ed Erede. Ha undici anni. Castano come la madre, ma con gli occhi grigi del padre.

Alice
Unica figlia. Ha nove anni. Bruna con occhi scuri.

Admeto
Ha solo sei anni, l’ultimo nato. Capelli scuri e occhi grigi come suo padre.

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I33 VALPERG

aprile 23, 2020 by Marco Rubboli Nessun commento

 

“I33. Valperg” dell’amico Michele Gonnella, primo esempio del genere “Sword & Apecar”, è il romanzo che mi ha accompagnato negli ultimi giorni di “arresti domiciliari pandemici”… e con grande divertimento! Assolutamente da non perdere per i praticanti di HEMA (“Historical European Martial Arts”, secocdo la denomiazione della famigerata Coalizione Nordeuropea, che nella regia lingua del nuovo regno d’Italia diventa “Scherma Storica”), ma non solo. Il romanzo prende le mosse in un retrogrado 2035 post-bellico da un paio di “sfigati” studiosi di archeologia sperimentale della Regia Università di Lucca che, per approfondire lo studio di un antico manuale di scherma e capire perché questo tratti solo dell’atipica (per tempi così remoti) disciplina di spada e brocchiero, iniziano a prendere lezioni di scherma storica da una maestra di arti marziali, Iride Santini detta “Santa”. L’I33 è un manoscritto realmente esistente, ad oggi il più antico disponibile, pubblicato in Italia da A. Morini e R. Rudilosso della Sala d’Arme Achille Marozzo per la casa editrice Il Cerchio. Le vicende dei nostri eroi si intrecciano con quelle degli antichi autori del manoscritto, in particolare la “Santa” Valperg, figlia di un crociato e di una strega convertita ma non pentita (nel ms reale effettivamente il maestro monaco guerriero viene raffigurato anche mentre insegna a una donna, chiamata “Valpurgis”). Per esigenze di trama il vero manoscritto viene retrodatato di qualche secolo, artificio necessario per situare la vicenda ai tempi in cui il cristianesimo lottava contro gli ultimi pagani (e soprattutto contro i loro Dei… o demoni che fossero) nelle terre del centro e nord Europa. L’autore ci narra, nel suo stile sempre ironico, pieno di brio e vivacità, come la strana famiglia di Valperg sia riuscita a prevalere nella sua lotta senza quartiere contro un’entità feroce e guerriera proveniente da un’altra dimensione, dai molti nomi (alcuni dei quali corrispondono a ben note divinità celtiche e germaniche). Parallelamente, il trio dei protagonisti del 2035 si trova ad affrontare una minaccia che è simile in modo inquietante a quella contro cui si è battuta l’antica suora guerriera. Lo scontro li condurrà in fuga su per i greppi abbandonati della Lucchesia collinare, frequentati solo da anziani relegati in ospizi e pochissimi abitanti. Per lo meno pochissimi abitanti umani. Al lettore scoprire se la moderna Iride “Santa” Santini saprà uguagliare le imprese di Santa Valperg, monaca, strega e guerriera. Fra botte da orbi, lame, brocchieri, demoni guerrieri, folletti schizzinosi e antichi manoscritti, il divertimento è assicurato.

 

Qui sotto: la copertina dell’edizione italiana del vero manoscritto I33, a cura di Andrea Morini e Riccardo Rudilosso per ed. Il Cerchio

 

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