Vengeator intravide uno sguardo furioso di occhi azzurri attraverso la grata dell’elmo. Il Dosthan era furibondo e si stava preparando a saltargli addosso. Aveva capito che lui aveva in mano solo una spada nera e non riuscire a prevalere lo stava facendo impazzire. Si sarebbe esposto molto, mettendosi in pericolo. Vengeator però non aveva molte possibilità di approfittarne.
A meno che…
A malincuore lasciò andare a terra lo scudo con l’emblema della sua Casata, nella polvere, e strinse la spada con due mani. Doveva avere la sinistra libera di staccarsi dall’impugnatura dell’arma e agire.
Gutenberg interpretò il gesto come una sfida piena di disprezzo, e ciò lo fece imbestialire ancora di più. Si lanciò in avanti urlando.
Vengeator parò un mandritto rabbioso e, una volta fermata la spada nemica cedette, lasciando che passasse alla propria destra. Sempre tenendo la sua lama controllata con il proprio ferro, avanzò verso il lato destro del Dosthan. Gli afferrò con la mano sinistra il braccio della spada levato in alto per colpire. Gli cacciò il braccio destro dietro il gomito, tirando indietro. Spinse in avanti con la mano sinistra, e poi in basso.
Uno scatto secco, deciso, e Vengeator poté udire il rumore agghiacciante dell’articolazione del gomito dell’altro che cedeva e si spezzava.

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