Per la Corona d'Acciaio - Per la Corona d'Acciaio
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FIAT LUX

maggio 29, 2019 by Marco Rubboli Nessun commento

 di Caterina Franciosi

I RACCONTI DI MALIA

 

La brezza del porto di Alesia spettinava la sua chioma color del fuoco.

Luce si passò la mano fra i capelli e si accorse che stavano diventando di nuovo troppo lunghi. Sbuffò. Avrebbe dovuto tagliarli ancora, fosse solo per far dispetto a sua sorella Erinne. La volta precedente si era limitata a bagnarli, a raccoglierli in una coda bassa e a tranciarli di netto alla base con un paio di forbici. Era rimasta piuttosto soddisfatta del risultato, ma Erinne non era stata dello stesso avviso. Era quasi svenuta quando era rientrata a casa e aveva visto la sua nuova pettinatura. Luce si lasciò scappare una risatina ricordando come sua sorella aveva continuato a prenderla a male parole per tutto il tempo in cui l’aveva costretta a stare seduta al tavolo della cucina mentre cercava di rimettere a posto quel disastro.

Quante storie per un taglio di capelli. Come se poi non le fossero ricresciuti. D’altronde, non poteva aspettarsi altro da sua sorella, sempre così bella e profumata.

Luce scivolò tra la gente senza farsi notare, osservando il dondolio delle barche ormeggiate alle banchine, pronte a ripartire l’indomani mattina sfruttando i primi soli primaverili. I mercanti e i pescatori avevano ripreso la loro piena attività dopo i lunghi mesi invernali, in cui la fredda morsa del gelo pareva congelare ogni cosa.

Ma per Luce quella non era stata una bella giornata. Affatto. Era uscita alla ricerca di un lavoro, ma anche quel pomeriggio si era limitata a collezionare l’ennesimo insuccesso. Da quando Erinne le aveva proposto di prendere in considerazione l’idea di collaborare con la famiglia Tagliaferro e Luce aveva replicato con parole irripetibili, sua sorella aveva perso le staffe e le aveva dato un ultimatum.

“Badiamo a te fin da troppo tempo,” aveva sentenziato settimane prima. “Essere una damigella dei Tagliaferro non è quello che pensi tu, ma cercare di spiegartelo è solo fiato sprecato. Perciò ora arrangiati e trovati un lavoro per conto tuo.”

“E la mamma lo sa che mi stai dicendo questo?” aveva ribattuto Luce senza fare una piega.

Erinne l’aveva solo guardata.

“È meglio che ti trovi un lavoro onesto. E che abbandoni il giro della gentaglia che frequenti, non credere che non sappiamo quello che fai.”

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NONNA FATA

ottobre 13, 2019 by Marco Rubboli Nessun commento

I RACCONTI DI MALIA

di Alfonso Zarbo


Ha posato gli occhi sulla mia femmina.

Ha posato gli occhi sul mio castello.

Ha posato gli occhi sui miei guadagni.

Il Macellaio, una carognaccia rosso malpelo e con il broncio perenne, ha tentato di farsi giustizia da solo e ci ha rimesso il mignolo, il principiante. Il Gentiluomo, che poi forse dopotutto tanto gentiluomo non è, ha pensato bene di corrompere le sue guardie. Voleva che lo abbandonassero in un vicolo con qualche scusa, e poi che la (mala)sorte lo punisse come più le girava. Peccato che, rimasto solo, quello se ne sia tornato tranquillo, nonché fieramente armato, fin dentro casa. Infine il Mercante: non ho ancora capito quanto possa essere grasso, da quel tanto di collane e farsetti che indossa – ma, sicuramente, lo è. E comunque è così attaccato ai soldi che nemmeno si sarebbe mosso, se non avesse sentito che pure gli altri due lo volevano morto.

Ora eccoli tutt’e tre qui, alla mia porta.

Certe cose è sempre meglio lasciarle a Nonna Fata.

«Benvenuti, benvenuti!» li accolgo, dando tempo alla mia servetta di posare quattro calici sul tavolo. «Lo gradite un po’ di vino, sì? Vino Maliano, ovviamente» sorrido, col tono di chi già lo assapora.

«S-sì, beviamo!» squittisce il Mercante, ma il Macellaio amputa subito il suo entusiasmo.

«Siamo qui per ammazzare Invitto di Campofiorito, vecchia.»

«Ah» lo ammonisco alzando l’indice. «È di un Duca che stiamo parlando, non urliamolo ai quattro venti. E comunque non prima che abbiate sorseggiato il mio Amaraccio di Cinquecolli. O forse preferivate un bel Verde di Porto Posidonio?»

«Birra» bercia allora il Macellaio. «E poi parliamo.»

Io mi faccio strada nei suoi occhi da Diavolo con una punta di stizza, ma alla fine annuisco. «E poi parliamo. Celeste, figlia, ci pensi tu a servirlo? A noialtri va benissimo il vino», e brindo. La stessa ragazza di poco prima, capelli biondi e ciglia lunghe, finisce di versare e annuisce. Riempie al limite un boccale per il Macellaio e poi si ritira in un angolo.

Il Gentiluomo annusa, il Mercante manda giù tutto d’un fiato.

«Dicono che siete la migliore, sapete?» mi lusinga dopo un po’ il Gentiluomo. «Orbene: ci sembrava il caso di affidarci a siffatta esperienza. Ci aspettiamo un lavoro impeccabile, naturalmente. Il prezzo non importa.»

Il Mercante sbianca. A qualcuno importa, trattengo un sorriso io.

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Rinaldo Tagliaferro

aprile 15, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

Figlio del capofamiglia Astore Tagliaferro. I Tagliaferro sono tenutari di una vasta rete di lupanari di lusso, fornitori ufficiali della Corona di Malia. Rinaldo è un buon amico di Vindice Maravoy. Alto e magro, con cortissimi capelli castani, è orbo di un occhio, con una lunga cicatrice che gli va dal centro della fronte allo zigomo sinistro. Nessuno, nemmeno Vindice Maravoy conosce l’origine della ferita che ha orbato di un occhio il suo amico Rinaldo Tagliaferro, una ferita che gli ha anche lasciato una cicatrice  che gli percorre la faccia da una parte all’altra. Parrebbe opera di una lama, ma si dice che Rinaldo ce l’abbia fin da bambino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Illustrazione di E.R.

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Campione di Cinquecolli

aprile 15, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

Figlio del Duca Rosso (e della sua prima moglie), Erede della Casa di Cinquecolli. Alto, biondo, muscoloso, uno dei migliori combattenti del Regno di Malia. E’ ammirato per la sua forza e abilità e temuto per il carattere iroso e superbo.

 

“…aveva una cascata di capelli biondi, accuratamente pettinati, che gli cadevano sulle spalle robuste, e indossava abiti sgargianti: un cappello con grandi piume rosse e bianche, un mantello cremisi, un candido farsetto ricamato con le armi della sua famiglia, sul petto: grifone rosso in campo bianco. Portava stivali e cintura di cuoio rosso, la spada in un fodero riccamente decorato, sempre in cuoio rosso, mentre calze a brache bicolori, scarlatto e color latte, fasciavano le gambe atletiche.”

 

 

Araldica di Cinquecolli, di Lara Gramigni

 

 

Un nuovo video sul Canale Youtube: la rissa fra Vindice e Campione

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Aurora Di Nocchiero

aprile 15, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

Unica superstite del ramo principale della prospera Casa commerciale Di Nocchiero, orfana e già abile mercantessa, amante di Vindice Maravoy. Bionda, occhi azzurri, 19 anni, è una rinomata bellezza di Alesia, la capitale del Regno di Malia.

Nell’immagine Aurora è disegnata sullo sfondo di Altoborgo, sulla riva nord del Lago di Alesia, dove possiede due mulini ad acqua: uno per macinare grano, castagne e cereali per produrre diversi tipi di farina e uno che aziona i macchinari di legno di una fabbrica di tessuti.

“Aurora di Nocchiero lo fissava con occhi di brace azzurra, con un’espressione offesa sul bel visetto ovale. Era vestita con un abito lungo blu scuro che contrastava con la carnagione candida di lei ed esaltava l’azzurro dei suoi occhi, la chioma dorata era raccolta e legata con un filo di perle.”

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Fabrizio Del Ferro

aprile 15, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

 

 

Capitano mercenario della Compagnia Maravoy e amico di Vindice Maravoy, figlio adottivo del ricco mercante Giuliano Del Nero e quindi fratello adottivo di Ettore Del Nero. Ha 21 anni, poco più alto di Vindice, capelli neri, occhi scuri lunghi e stretti, porta un ciuffo sulla fronte.

Fabrizio è rimasto orfano da piccolo ed è stato adottato dal grande mercante per il quale i suoi genitori lavoravano. Si dice in giro che Giuliano Del Nero li avesse messi a capo di una spedizione commerciale rischiosa, e che forse anche per sgravarsi la coscienza abbia deciso di adottarne il figlio dopo la tragedia in cui entrambi persero la vita. Fabrizio però non era fatto per la vita del mercante e fin da giovanissimo dedicò tutto se stesso alle lezioni di equitazione e di scherma, che Giuliano non gli lesinò, procurandogli i migliori maestri disponibili sul mercato. Iniziò ben presto a partecipare con grande successo ai tornei riservati ai popolani ricchi e poi sfidò e spesso superò in steccato e alla sbarra perfino i rampolli della nobiltà. Quando la Compagnia Maravoy giunse ad Alesia Fabrizio vide una possibilità per lui di partecipare in qualche modo alla vita militare del Regno non in truppe di fanteria come i Ronconieri di Alesia (carriera che non lo attirava per niente) ma in un corpo di cavalleria che non richiedeva per forza ai suoi membri di dimostrare la loro appartenenza alla classe nobiliare. Si propose all’inizio a Lyonel Maravoy come membro della Compagnia senza alcun compenso economico, facendosi poi strada rapidamente fino al grado di capitano e diventando grande amico di Vindice.

Fabrizio ha un carattere scherzoso e spensierato (almeno in apparenza) ed è coraggioso fino al limite della temerarietà più incosciente.

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Temistokles Kratilides

aprile 15, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

 

Figlio di Kostantinos, della Casa Kratilides, un tempo Autarca dell’Isola di Praxia. Ora sono entrambi in esilio a Malia, condottieri mercenari al comando della Compagnia Kratilides, una Falange di fanteria oplitica. Temistokles somiglia al padre ma con tratti più dolci e regolari, ha 18 anni.

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Re Tiberio IV Alesiade di Malia

aprile 15, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

 

Il Re di Malia ha un largo volto, radi capelli castani che gli scendono sulla fronte, profonde occhiaie, le mani curate e minute, occhi chiari piccoli e porcini. E’ l’ultimo erede dell’antica dinastia Alesiade che governa sull’isola-città di Alesia da tempo immemorabile e che si appropriò del Regno di Malia spodestando la dinastia precedente degli Altarocca. Da allora il Regno è sprofondato in una serie infinita di guerre civili. Tiberio IV è sempre stato dominato dall’anziana Regina Madre Venerata Alesiade, e nasconde accuratamente un segreto.

 

Araldica della Casa Alesiade e del Regno di Malia, di Lara Gramigni

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La Corona d’Acciaio

agosto 10, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

La Corona d’Acciaio di Malia è una semplice fascia d’acciaio damascato ricavata dalla spada spezzata di Valerius, Primo Imperatore Mitoien.
La spada rimase spezzata nelle mani dell’Ultimo Imperatore Julius durante l’invasione Dosthan che distrusse Fortia-che-fu, e in seguito fu riforgiata in Corona durante la guerra civile fra gli Altarocca e gli Alesiadi.
Al centro ostenta il più grande brillante conosciuto al mondo e ai lati due zaffiri poco più piccoli.

“Era una fascia del migliore acciaio antico temprato, damascato, con al centro un enorme brillante – il più grande del mondo, si diceva – e ai lati due zaffiri purissimi.
La leggenda voleva che la Corona fosse stata forgiata dalla spada di Valerius, il primo Imperatore degli antichi Mitoien.
Quando l’Impero Mitoien era caduto, secoli dopo, quella spada era stata spezzata nelle mani dell’ultimo Imperatore Giulius.
I due tronconi della spada per sfuggire al saccheggio e alla distruzione della capitale imperiale, Fortia che fu, erano stati portati in gran segreto ad Alesia, in attesa di un erede della famiglia imperiale che non era mai più apparso.
Gli Alesiadi li avevano nascosti e poi li avevano usati per forgiare la Corona, incastonandoci le loro gemme più preziose.
La Corona era rimasta nascosta nel tempio della città lacustre per generazioni.
Solo quando la dinastia Alesiade aveva ottenuto il potere su tutta penisola Maliana l’aveva mostrata, reclamando pubblicamente l’eredità dei Mitoien.”

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Le lingue del mondo di Malia

settembre 3, 2018 by Marco Rubboli Nessun commento

Al momento di iniziare a scrivere la saga di Malia mi era chiaro che la lingua della “penisola più o meno a forma di stivale” sarebbe stato l’italiano. Quindi prima di tutto il Maliano, ovvero l’italiano. Ma quale italiano? Una lingua arcaica e ricercata o che scimmiottasse l’italiano fra Quattrocento e Cinquecento poteva anche essere nelle mie corde, ma non poteva essere adatto. In fondo la mia chimera fin dall’inizio era il tentativo di dare al nostro paese una moderna epica fantastica. Moderna quindi. Ma epica. Perciò non andava bene né una lingua artificiosamente troppo  antica e “alta” (che fra l’altro avrebbe allontanato molti – troppi – lettori), né uno “slang” eccessivamente giovanile, popolaresco, sgrammaticato, o ancora peggio colmo di parolacce gratuite. Tanto più che molti personaggi sono nobili, gentiluomini, alti funzionari o grandi mercanti. Ho optato quindi per un italiano piuttosto standard, ma senza privarmi del tutto di qualche sporadico eccesso lirico. Solo ogni tanto, con misura, come saggezza impone anche nella dieta. Naturalmente i nobili usano un linguaggio mediamente più alto mentre i personaggi appartenenti al popolo non sono esattamente al loro livello e ogni tanto imprecano in modo un po’ più escatologico (ma in situazione critica una qualche nefandezza verbale può scappare anche ai più eroici cavalieri… siamo tutti umani in fin dei conti.). I Maliani però – come diceva un nostro comico – sotto qualche aspetto possono anche non essere considerati “civili”, almeno in termini moderni, ma di sicuro sono un popolo “educato”, e quasi ognuno di loro ha avuto una mamma pronta a mollargli uno sculaccione alla bisogna. Pertanto, solitamente anche i popolani si sforzano di parlare il più possibile “da persone per bene” ed evitano un uso eccessivo di “brutte parole”. E, si noterà, questo vale più per i contadini che per la gente di città di bassa classe sociale.
Ancora peggio dei peggiori bravacci, in questo campo, e fonte della maggior parte dei termini inappropriati a una civile conversazione nel romanzo, è l’assassina Luce Selenides, la quale non si fa scrupolo di usare le parolacce più pepate e di scandalizzare le mamme altrui, non avendo più la propria e avendola anzi odiata cordialmente. In un mondo in cui ciò  in linea di massima “non si fa”, questa giovane criminale ci tiene a contravvenire alle regole anche in campo verbale e a urtare le orecchie degli altri nonché le proprie, o per meglio dire quelle dell’altra Luce che è in lei, la nobildonna.
Non mi dilungherò oltre sulla lingua italiana, e veniamo invece alle altre lingue.

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